Simone Piccolo – 2° Coach Itas & Prep. Atletico Italproject

Com’è stato lavorare in palestra con un gruppo maschile ed uno femminile? (differenze tra i due generi, ad esempio dal punto di vista di modalità di lavoro, dell’impegno, di rapporti che si creano…) Chi è più simpatico?
Innanzitutto posso dire che è stata un'esperienza molto positiva. I ruoli ricoperti sono stati diversi nel maschile e nel femminile, quindi non posso fare un vero paragone. nel maschile come secondo allenatore ho colto l'occasione offertami da Roberto ed ho cercato di imparare il più possibile sul piano tecnico e tattico, sulla mentalità e sul come gestire un gruppo molto eterogeneo e inizialmente da amalgamare. Oltre che osservare il lavoro in sala pesi programmato da Alberto Andreoli, preparatore che già da qualche anno lavora con atleti di queste categorie. Mentre l'esperienza con il femminile mi ha dato. modo di mettermi in gioco come preparatore, senza pensare ad elementi di gioco, ma ponendomi come obiettivo quello di dare alle atlete la miglior condizione fisica per affrontare allenamenti e gare. Non è stato sempre facile, ma spero di esser stato efficiente ed efficace nel mio modo di agire e programmare.
Nel modo di lavorare a mio avviso è difficile fare un paragone: ogni squadra ha un modo a se di approcciarsi al lavoro, e questo è sicuramente influenzato da quanto è unito, e da quanta disponibilità c'è da parte degli atleti/e. Di conseguenza si creano dinamiche diverse, mentre con le ragazze ho vissuto praticamente il 90% la sala pesi, senza pressioni di campo o tensioni legate al gioco; con il maschile ho passato la maggior parte del tempo sul campo, e quindi ho affrontato altri tipi di situazioni.
Ecco, se dovessi scegliere una cosa da migliorare, sarebbe proprio lo stretching. Diciamo che nella testa dell'atleta non è la parte più importante, anche se in realtà è tra le attività fondamentali. Non essendo stato sempre in palestra ho seguito questa fase come potevo, inizialmente senza un protocollo definito, che poi si è rivelato indispensabile al fine di dare ai gruppi alcuni spunti su cosa fare, sperando che tali spunti siano stati utili.

 

Matteo Mestriner – 2° Coach Italproject

E’ più soddisfacente/stimolante essere il secondo in B2 o il primo in seconda divisione? Quali le differenze?
Sicuramente è difficile fare un paragone tra le due categorie ed è ancora più difficile fare un paragone tra i 2 ruoli! Da un lato aver la possibilità di fare il secondo allenatore in una categoria come questa, con una squadra come questa e con un primo allenatore come questo è molto soddisfacente, anche perchè si imparano decisamente molte cose (dalla programmazione dell'allenamento alla gestione della partita); ma dall'altro ti trovi a dover essere te quello che deve fare le scelte decisive, una sostituzione non chiamata o chiedere un tempo nel momento sbagliato può compromettere il risultato del set o addirittura della partita. Senza contare che come primo allenatore hai il continuo confronto con le atlete, che hanno continuamente bisogno di chiarimenti e conferme.
Credo che fare il primo allenatore sia sicuramente uno stimolo continuo!

Per allenare quest’anno hai dovuto abbandonare il tuo ruolo di giocatore. Meglio giocare o allenare?
Eh, devo ancora capirlo anch'io!!
Ci sono troppe differenze in entrambe le scelte.. forse allenare. Mettere a disposizione tutto quello che sai per insegnare ad altre persone uno sport che a suo tempo un'altra persona come te ha fatto con te, dalla tecnica alla tattica. Ma non solo, trasmettere quell'idea di squadra e di collaborazione che fa della pallavolo una grande famiglia. Forse questo è uno stimolo maggiore dell'essere dentro un campo di gioco con l'obbiettivo di dare il 100% per riuscire a portare a casa la vittoria!
Ma quello che mi manca veramente del campo è l'adrenalina e nessuna panchina è in grado di farti provare le stesse sensazioni che provi mentre indossi una maglia da gioco.

Valentina Florian – Fisioterapista Italproject

Chi è stato il caso umano dell’anno?
Il caso disperato dell'anno lo vince Eleonora Zaghetto: non e' grave di per se ma manifesta sempre dolori e sempre in zone diverse del corpo . Sembra una giocatrice di rugby oppure sembra che faccia incontri di box tutte le domeniche..infatti ci facciamo sempre grasse risate in sede di seduta..

Com’è entrare a far parte di un gruppo e di una squadra, visto che è la tua prima esperienza all’interno di un team sportivo?
Quest'anno ho avuto la fortuna di lavorare con questa squadra e confesso che è stata un'esperienza bella e gratificante. In ambito sportivo non è sempre facile capire, interpretare le problematiche fisiche ma soprattutto è difficile essere veloci e nello stesso tempo efficaci, essere tempestivi nel recupero degli infortuni per permettere alle giocatrici di tornare in campo in sicurezza. Tuttavia il peso di queste difficoltà oggettive è stato messo in secondo piano dal fatto di aver conosciuto queste meravigliose ragazze con cui ho instaurato un bel rapporto. Mi sento di ringraziarle tutte per la fiducia, per le confidenze, per le risate e per tutto quello che c'è stato di bello.GRAZIE RAGAZZE!!

Mattia Bertelle – Scoutman Itas 

Ti sei pentito di aver accettato di fare lo scoutman dopo questa stagione?
No,non mi sono pentito e non mi pentirò,è stata dura imparare,però attraverso Roberto e Alberto Cazziol sono riuscito a imparare un bel mestiere,i ragazzi non hanno mai preteso gli scout in fretta e furia e questo mi ha dato modo di migliorarmi in tutta tranquillità!!

Qual'è stata la partita più dura da scoutizzare?
Secondo me le partite combattute con tanti scambi sono le più dure, non sempre i 5 set di un 3a2 sono i più lunghi da correggere…

Che consiglio daresti all'altro scoutman???
Io credo che non sia ancora all'altezza di dare consigli all'altro scoutman,molta più esperienza di me…